Potete votare dalla Regina Madry su Blogspot il Grande Sondaggione sul personaggio dell’estate 2007: Meglio di Lucignolo, di Evatremila, di Repubbl….ehm, meglio delle tette in copertina dell’Espresso o Panorama, il sondaggione vi permetterà un’ampissima scelta, partecipate numerosi!!
Di cosa abbiamo bisogno in questa estate di boschi distrutti, carneficina sulle strade delle vacanze, borse americane che minacciano il collasso, omicidi-suicidi quasi giornalieri strillati sulle prime pagine delle riviste fra un gossip e un cruciverba? Il leghista Giancarlo Gentilini lo sa: c’è bisogno di praticare la «pulizia etnica contro i culattoni», perlomeno a Treviso (ma si sa che queste iniziative si esportano facilmente).
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Bambini abbandonati al supermercato, bambini violati, bambini oscenamente esibiti come delle vacche da macello nei concorsi di bellezza, nella pubblicità, in televisione, target appetitoso per i pubblicitari e sempre di più oggetti. Li si esibisce, li si tradisce, li si manipola cercando di farli essere come noi vogliamo. Ma esistono ancora le madri normali, come dice Giraffa? E il concetto di normalità, è forse quello un po’ ipocrita del quadretto idilliaco alla Mulino Bianco (salvo poi buttare il neonato in lavatrice o dentro il fiume)? La maternità, questo mistero insondabile, sembra escludere perfino i padri, quasi che non contassero più nulla, annientati dall’onnipotenza femminile. Ne è un pessimo esempio la scrittrice francese che spiega i motivi per i quali non fare figli e si vanta della sua sincerità. In un momento storico in cui il figlio non è uno degli eventi più importanti della vita di un essere umano ma il più delle volte una scelta precisa (di farlo, di non farlo, di non poterlo fare), scelta spesso non libera ma influenzata da tante contingenze (denaro, lavoro, solitudine, salute, pressione sociale), ecco che arriva la scoperta dell’acqua calda. "Il parto è una tortura": ma va, e io che pensavo fosse una seduta di shopping! Oppure "Diventerete dispensatrici ambulanti di cibo": accidenti, pensavo che i bambini si autoalimentassero!
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Carissimi, sto cambiando casa virtuale. Sapete com’è: approfitto dell’avanzata della stagione estiva per trasferirmi nella residenza estiva, che spero vi piacerà. Venite a trovarmi qui: fra i fruscii delle crinoline, il ricevimento degli ospiti, l’organizzazione della servitù adorerò leggere i vostri commenti ai post che inserirò pian piano. Per ora cominciamo con un evergreen, ovvero la Saga di Accozzolo, che dalla IV puntata diventa open source : chiunque può scrivere il seguito della puntata della saga e mandarlo via email all’indirizzo regina.madry@tiscali.it
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Addio, Giovanni, per te non c’è stata la pietas conquistata da Piergiorgio dopo anni di lotta. Alla società civile rimane il rimorso, e la pena per come ti sei dovuto liberare da solo, alla fine.
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La meravigliosa Sardegna, lo sappiamo ormai tutti- cantori delle magnifiche sorti e progressive di un turismo sostenibile, dell’unicità del suo ambiente, della personalità dei suoi abitanti, o al contrario rancorosi emigrati che hanno dovuto lasciarla piangendo lacrime di rabbia, negli anni 60 come oggi, luglio 2007- è una realtà diversa da tutte le altre, in Italia e nel mondo. Leggendo -e vivendo- le ultime notizie di cronaca verrebbe da dire anche dell’universo conosciuto. La prima è quella dell’assordante silenzio – un cinico deserto, afferma giustamente il direttore de L’Altra Voce Giorgio Melis- sul caso Epolis. Quindici giornali che chiudono in quindici città diverse d’Italia, un esperimento innovativo partito dall’Isola, che poteva costituire una alternativa decente al duopolio cartaceo esistente, e la nostra informazione regionale che non fa un plissè. Così anche le nostre Istituzioni, forse non convinte appieno dell’importanza cruciale che ogni organo di informazione nuovo e diverso riveste nella società civile. La cosa singolare è che nel resto d’Italia se ne parla. Qui, zero. Certo, Grauso sarà pure uno spregiudicato equilibrista dei conti, un visionario sognatore della comunicazione, il Re Sole di una macchina che era partita benissimo e lentamente ma inesorabilmente si è allineata alla peggiore delle free press, con una qualità da "Corrierino dei piccoli" (definizione sentita personalmente più volte).
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Squilla il telefono. Ore 10 di una tranquilla mattinata casalinga, fino a quel momento musicata solo dal brontolio della lavatrice in sottofondo. Vado a rispondere, non del tutto ingenua ma fiduciosa che possa trattarsi di qualcosa di diverso dalla solita telefonata pubblicitaria. L’essenziale funzione "chi è" del mio telefono fisso, che mi svelava il numero chiamante, non ce l’ho più, e dunque devo rispondere perché potrebbe trattarsi anche della mamma, dell’amica, del maritozzo ecc. . E invece. E’ proprio la telefonata dell’operatore di un servizio di canali Tv a pagamento, che mi propone l’ultima strabiliante offerta con tanto di parabola e ammennicoli vari inclusi nel prezzo. Me li ha proposti per 9 minuti di fila, mentre educatamente cercavo di sfilarmi dalla conversazione. La quale è stata punteggiata di minacciosi "guardi signò che oggi è l’ultimo giorno", inquisitori "ma lei lo sa cos’è la legge Bersani?", supponenti "non credo che 19 euro siano poi una spesa così grossa", colloquiali "ma lei non riesce proprio a parlarne con suo marito in giornata?" ecc. Ma soprattutto, poiché al surreale non c’è, evidentemente, fine, e poichè al 6-7 minuto ( l’apparecchio non mi svela chi è in anticipo, maledizione, ma visualizza la durata della telefonata) ho ritenuto opportuno non fare perdere ulteriore tempo prezioso all’operatore (mica sono una vendicativa, io), e ho tentato l’ultima carta: "In questo momento non abbiamo in programma e non siamo interessati a questo tipo di servizio, grazie". Ed eccola, la mitologica domanda, la vera prova di autocontrollo per chi è stato chiamato e tenuto al telefono per 10 minuti nei quali aveva da farsi gli affari propri e che fino a quel momento è stato sorretto solo dalla buona educazione e dalla comprensione per chi sta lavorando: " E perché?".
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Cinque milioni di famiglie in Italia, grosso modo due su dieci, sono povere o rischiano di diventarlo. Questa è la situazione disegnata da uno studio realizzato da Eurispes in collaborazione con Federcasalinghe, "La famiglia di fronte alla crisi del welfare", che mostra un’Italia a doppio binario: quello delle imprese e quello a "scartamento ridotto" dell’economia delle famiglie.
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Per me sono loro l’altra metà del cielo, l’altra faccia della medaglia, l’universo parallelo, il mio sud e il mio nord (‘sagerata…), il parmigiano sulla pastasciutta e il trucco mai senza mascara. Insomma, ci siamo capiti, impossibile vivere senza di loro. Ve l’avevo già detto e ve lo ridico, amo i maschi. Ne conosco alcuni adorabili, con mille difetti e talvolta pesanti come un piombo, ma che mi fanno sorridere il cuore.
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Arieccomi, dopo una settimana di sosta forzata. Una ci prende gusto e poi…e poi boh, tutto bloccato sulla piattaforma per una settimana, a perdipiù senza avvertire. Non si fa, ragazzi, anche se questo è un servizio gratuito un pizzico di attenzione o una scorreggina di preavviso ce la potevate pure dare. E vabbè. Non ero in ferie dal blog, come qualcuno forse si è chiesto (ohibò, la presunzione di avere dei lettori…), anche se confesso che le ferie ho provato a farle (con risultati peraltro scarsi). Semplicemente avevo mani e piedini legati (metaforicamente, eh!), ma ne ho approfittato per rileggere Prèvert (sempre in tema di necessità di poesia), vedere gli amici, fare cose e vedere gente. Insomma, come scriveva Apollinaire
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